La carnitina è un amminoacido condizionatamente essenziale (sebbene alcuni lo considerino una vitamina). Più in dettaglio, la carnitina viene prodotta a livello epatico e renale a partire da svariati precursori. Nella fattispecie sono necessari gli aminoacidi lisina e metionina, nonché il ferro e le vitamine B6, PP, C. La quantità di carnitina endogena che l’organismo è in grado di produrre (circa 20mg/die in individui sedentari) è insufficiente al normale fabbisogno, soprattutto considerando che normalmente se ne espellono dai 15 ai 50mg/die attraverso le urine. E’ possibile soddisfare pienamente il proprio fabbisogno di carnitina unicamente mediante l’assunzione attraverso gli alimenti. In particolare, carne e latticini ne sono ricchi. E’ noto che la quasi totalità della carnitina presente all’interno del corpo (20-25g) è situata in sede muscolare, ossia laddove ce n’è maggior necessità.
Funzione
Come probabilmente si ricorderà dalla parte dell’opera dedicata alle vitamine, il ruolo biologico principale della carnitina è la veicolazione dei grassi presenti all’interno del torrente ematico verso le cellule periferiche affinché possano essere ossidati. La conseguenza teorica è che un maggiore apporto di carnitina, attraverso la supplementazione, si traduce in una maggiore ossidazione dei grassi. Ciò avrebbe un impatto positivo sulle prestazioni metaboliche basate sull’aerobiosi (ossia quelle in cui il carico fisico è estensivo, con enfasi sulla resistenza). Se il presupposto teorico a fondamento dell’integrazione di carnitina è corretto, l’atleta dovrebbe avere un fabbisogno di questo aminoacido superiore rispetto a quello del sedentario. A tal proposito, gli studi sono contrastanti: misurando il livello di carnitina di alcuni calciatori è stato rilevato effettivamente che le scorte erano relativamente scarse se paragonate a quelle dei sedentari. Da ciò sarebbe deducibile che questi ultimi avrebbero un fabbisogno minore rispetto agli atleti, ma alcuni autori contestano tale conseguenza logica.
Note negative
Sembra che la carnitina possa inibire la produzione di T3 e T4 da parte della tiroide, con ovvie conseguenze negative sull’attività metabolica cellulare. La carnitina ha dunque anche un effetto tale da ostacolare il processo di dimagrimento, laddove ricercato. Essa presenta d’altronde anche una funzione dimagrante (per i dettagli, vedi la parte sugli integratori per la gestione del peso corporeo), pertanto i due effetti contrari potrebbero annichilirsi a vicenda. E’ anche possibile che uno dei due effetti prevalga sull’altro e ciascun atleta risponderà in modo originale alla supplementazione di carnitina. Un’altra nota negativa della carnitina è legata alla sua scarsa biodisponibilità: solo il 5-15% di tutta la carnitina assunta con l’alimentazione o la supplementazione viene assorbita a livello del tratto gastrointestinale. E’ possibile incrementarne la quantità associando alla carnitina, nel contesto del medesimo pasto, una significativa quantità di carboidrati (non è possibile dare delle indicazioni precise). Anche così, tuttavia, la quantità dell’aminoacido che viene assorbita rimane comunque esigua. Infine, l’efficacia dell’integrazione di carnitina varia enormemente da persona a persona, pertanto alcune persone potrebbero trarne un grande giovamento, mentre altre potrebbero non incorrere in nessun vantaggio. La ragione non è ben chiara, ma i ricercatori sospettano che esista un legame con la quantità di carnitina presenti nel corpo prima che la supplementazione abbia inizio. Se tale ipotesi fosse corretta, la supplementazione con carnitina sarebbe consigliabile unicamente a coloro i quali, da un lato, hanno scorte di carnitina esigue e, dall’altro, hanno difficoltà nel migliorare le prestazioni di resistenza estensiva.
Forma e posologia
Le forme principali in cui gli integratori di carnitina sono presenti sul mercato sono le compresse e la polvere solubile. Un’assunzione giornaliera di 2g produce, in media, (solo) un incremento dell’8% delle scorte corporee di carnitina in due settimane.