I pasti sostitutivi

I pasti sostitutivi sono degli alimenti già pronti, solitamente sottoforma di barretta o di polvere solubile in cui, a fronte di una massa di alimento assai contenuta, è concentrata una quantità di nutrienti alquanto elevata. Si tratta ovviamente di prodotti sintetici, pensati per essere massimamente nutrienti, tanto che contengono (o dovrebbero contenere) una discreta quantità non solo dei tre principali macronutrienti, ma anche di vitamine e minerali. Sono pensati per le esigenze di chi vorrebbe dimagrire senza doversi preoccupare di ottimizzare la propria dieta al fine di conseguire tale scopo, e rappresentano una soluzione standard al problema. Tale soluzione, in quanto proposta a tutti, indipendentemente da considerazioni su fabbisogni calorici e necessità nutritive particolari, si rivela essere assai approssimativa. Evidentemente, infatti, l’alimento potrebbe essere, nel dosaggio raccomandato in etichetta, più adatto ad alcuni individui e meno ad altri (che potrebbero ritrovarsi ad assumere una quantità di nutrienti inferiore al loro reale fabbisogno, anche considerando l’esigenza dimagrante). Si potrebbe ancora obiettare, sebbene unicamente su base aneddotica, che gli alimenti totalmente artificiali spesso si sono spesso rivelati inadatti alle reali esigenze di uomini e donne: sono noti infatti degli studi in cui degli alimenti sintetici hanno rivelato un potenziale nutritivo assai inferiore alle aspettative, nonostante in teoria avrebbero dovuto sortire un effetto ben diverso. Due esempi emblematici di questi curiosi fenomeni riguardano il latte consumato durante la finestra anabolica ed il cibo destinato agli astronauti. Nel primo caso, è stato rilevato che bere latte intero alla fine di un allenamento favorisce un recupero migliore che bere latte scremato. Il recupero indotto dal latte intero (più grasso) è migliore sia sotto il profilo della rapidità, sia per quanto concerne la qualità, nonostante la quantità degli alimenti sia regolata in modo tale che le calorie assunte si equivalgano nelle due circostanze (Elliot, 2006). Per quanto riguarda il caso del cibo per gli astronauti, è noto il tentativo da parte di un’equipe scientifica di mettere a punto degli alimenti totalmente artificiali tali da fornire, in una forma concentrata, facile da portare nello spazio e conservare, tutti i nutrienti necessari al corretto trofismo del corpo. Il tentativo si rivelò fallimentare, in quanto, nonostante l’apporto nutritivo degli alimenti sintetizzati artificialmente fosse di fatto adeguato alle necessità degli astronauti, la capacità trofica si rivelò insufficiente. Le ragioni di questi fenomeni sono incerte: si presume che negli alimenti naturali esistano delle sostanze non ancora note alla moderna scienza dell’alimentazione che ne consentono la corretta fruizione. Non individuate, queste supposte sostanze non possono essere riprodotte artificialmente, né preservate durante i trattamenti cui si sottopongono gli alimenti, ivi inclusa la scrematura del latte. Considerati questi svantaggi dei pasti sostitutivi, un’applicazione non convenzionale alle esigenze dell’atleta potrebbe comunque rivelarsi proficua. Più in dettaglio, sebbene questi prodotti siano stati concepiti allo scopo di dimagrire evitando di seguire un regime alimentare, se invece vengono considerati come dei qualsiasi alimenti da inserire in una dieta, non necessariamente dimagrante, potrebbero rivelarsi degli alleati preziosi. Il lato negativo di questa soluzione è l’elevato costo economico di questi integratori che, una volta inseriti in una dieta, andrebbero consumati con regolarità. Evidentemente la soluzione non è alla portata di tutti i portafogli ed, in ogni caso, sebbene talvolta potrebbe risultare d’aiuto, di certo non è essenziale servirsi di questi prodotti per raggiungere i propri scopi.