Fino ad ora, abbiamo visto quando collocare all’interno delle giornate ciascun pasto in funzione del momento in cui vengono consumati gli altri. La scelta del momento in cui consumare un pasto, tuttavia, non dovrebbe essere semplicemente legata alla frequenza con cui ci si alimenta. Esistono, infatti, dei momenti in cui mangiare è più proficuo. Vedremo qui che la collocazione dei pasti all’interno delle ventiquattrore dovrebbe essere funzione anche degli allenamenti che si svolgono. L’assunzione del pasto pre-allenamento è un argomento molto controverso e gli esperimenti effettuati per capire come ottimizzarlo hanno dato luogo a risultati discordanti. E’ opinione di chi scrive che non sia importante tanto il quanto, il come o il se si mangia prima dell’allenamento, quanto piuttosto l’avere le riserve di glicogeno epatico e muscolare piene o comunque altamente biodisponibili. Infatti, qualora l’atleta non presentasse un metabolismo abituato all’ossidazione dei grassi e si trovasse in stato di digiuno da diverse ore prima dell’allenamento, il pasto pre-allenamento a base di carboidrati non potrà che giovargli. Al contrario, rinunciandovi, la sua prestazione sarà inferiore. Se l’atleta invece ha abituato il suo organismo all’ossidazione dei grassi, il pasto pre-allenamento non sarà così importante. In tutti i casi, il pasto pre-allenamento presenta degli effetti collaterali, tra cui il principale è legato alla richiesta di energia da parte dell’apparato digerente affinché possa espletare al meglio la sua funzione. Più in dettaglio, il carico allenante implica il dirottamento ematico dall’apparato digerente, ove confluisce normalmente, in sede muscolare. L’entità di questo dirottamento talvolta può raggiungere anche l’80%. In altre parole, di tutto il sangue che normalmente confluisce all’apparato digerente, fino all’80%, durante l’applicazione del carico fisico, potrebbe essere deviato verso i muscoli. L’ovvia conseguenza è che l’apparato digerente, non avendo a disposizione nutrienti in quantità adeguata per poterne trarre energia, non potrà svolgere in modo ottimale la sua funzione. Da ciò, potrebbero seguire, a loro volta, disturbi gastrointestinali e recupero inefficiente. Chiarito ciò, se l’atleta non possiede un metabolismo prevalentemente β-ossidativo, il pasto pre-allenamento sarà certamente d’uopo (magari da non svolgersi immediatamente prima della sessione, ma una o due ore prima). L’effetto collaterale dell’affaticamento digestivo, laddove presente (se il pasto è piccolo o adeguatamente distanziato dalla sessione, infatti, potrebbe anche non esserci), sarà ampiamente compensato dalla maggiore disponibilità di energia. Il tal caso è molto difficile fornire delle linee guida generali sul quanto tempo prima dello sforzo assumere il pasto, sull’entità calorica dello stesso e sull’indice glicemico, in quanto ogni atleta potrebbe rispondere in modo differente. Tuttavia, volendo sbilanciarsi in un consiglio, la maggior parte degli esperti consiglia di assumere da 1 a 4g di glucidi a basso indice glicemico per chilo di peso corporeo da una a quattro ore prima dello sforzo (Burke, 2001), ma naturalmente tale indicazione potrebbe non essere compatibile con la dieta.