Il chitosano è un derivato del guscio di animali marini come granchi e gamberi e, una volta ingerito, dà luogo alla formazione di un composto fibroso.
Funzione
Il chitosano possiede una carica elettrica opposta rispetto a quella dei grassi, per cui, teoricamente, nel momento in cui lo si ingerisce assieme a questi ultimi, dovrebbe aver luogo un legame chimico all’interno del tratto digerente tale da rendere i grassi indigeribili. I grassi legati alla porzione insolubile del chitosano dovrebbero poi venire espulsi con le feci. Lo scopo dei prodotti di integrazione a base di chitosano è dunque quella di ridurre la biodisponibilità dei grassi, di modo da ridurre il carico calorico e lipidico della dieta. Purtroppo però, sebbene le premesse teoriche siano valide, gli studi sul chitosano hanno dato luogo a risultati contrastanti. Per esempio, Zahorska-Markiewicz (1995) trova che l’assunzione di chitosano possa realmente giovare la perdita di peso. Per contro, Mhurchu (2005) trova che la capacità del chitosano di legarsi ai grassi e di bloccarne l’assorbimento sia quasi nulla. Secondo questo autore, per perdere solo un chilo bisognerebbe assumerne per più di un anno.
Note negative
In quanto si tratta di un prodotto originato da crostacei, l’assunzione può causare problemi di allergia in individui sensibili. Non ha effetti collaterali in chi non è allergico ai crostacei.
Forma e posologia
I prodotti a base di chitosano sono presenti sul mercato per lo più sottoforma di compresse, ma non mancano prodotti in polvere o in tavolette. Le ricerche mostrano che la massima efficacia si ha per dosaggi compresi tra i 3 ed i 6mg/die, circa quindici minuti prima dei pasti.