Il nopal è il prodotto dell’estrazione dalla polpa contenuta nei fusti di un cactus messicano conosciuto in Italia come fico d’India, mentre il Phaseolus vulgaris L. è una particolare specie di fagiolo originaria dell’America meridionale, ovvero, più precisamente, del Perù e della Colombia. E’ attualmente diffuso soprattutto in Asia, ma viene prodotto anche in Europa.
Funzione
Pare che entrambi questi prodotti siano in grado di ridurre o forse solo di rallentare la digestione dei carboidrati. In entrambi i casi può tornare utile nel contesto di una dieta low carb. Infatti, qualora il prodotto fosse in grado effettivamente di ostacolare la digestione dei carboidrati, il carico glicemico del pasto risulterebbe ridotto, così come pure il carico calorico e glucidico della dieta. Quand’anche, tuttavia, l’azione del nopal e del Phaseolus fosse limitata al mero rallentamento del processo di digestione dei glucidi, l’indice glicemico degli alimenti consumati assieme all’integratore si ridurrebbe, con ripercussioni positive sul controllo glicemico e, di conseguenza, sull’insulinemia. E’ da specificare, tuttavia, che il nopal è un integratore relativamente poco studiato.
Note negative
Indipendentemente dal fatto che le sostanze assunte riducano o semplicemente rallentino la digestione dei carboidrati, i glucidi assunti insieme all’integratore permarranno nel tratto digestivo per un tempo relativamente lungo e potrebbero danneggiarlo. Nel lungo termine, dunque, assumere nopal e/o Phaseolus vulgaris L. potrebbe causare problematiche legate al fisiologico funzionamento dell’apparato digerente. Pertanto, è bene limitarne l’assunzione a quel periodo del ciclo alimentare dedicato al dimagrimento o, meglio ancora, solo ad una parte di esso.
Forma e posologia
Sia gli integratori di nopal che quelli di Phaseolus vulgaris L. sono presenti sul mercato sottoforma di compresse e come prodotti da bere. Non sono presenti delle indicazioni sul dosaggio di nopal fornite da istituti di ricerca autonomi, pertanto si raccomanda di fare riferimento alle istruzioni sull’etichetta del prodotto. Quanto invece al Phaseolus vulgaris L, nello studio di Udani (2004) è stata usata una somministrazione di 6g/die, di cui 3 grammi a pranzo e l’altra metà a cena. E’ chiaro che questo prodotto va assunto in concomitanza dei pasti ad alto tenore di carboidrati.